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Domenica 6 settembre 2009
di VERONICA CURSI
Appia Antica, è allarme discaricheLegna, carrozzine, materassi e cartoni abbandonati nell’area protettaUn deposito di legna abbandonata da anni, carrozzine rotte, materassi e cartoni nascosti tra sterpaglie e arbusti a pochi metri da uno dei circoli del golf più esclusivi di Roma. Un nuovo insulto è affiorato ieri nel verde del parco dell’Appia Antica, più di 3.400 ettari costellati di tesori ormai soffocati da abusivismo edilizio e degrado. «Cataste di legna, alberi spezzati, carrozzine, resti di porte e rifiuti, scoperti dai volontari della Protezione Civile durante un normale servizio di pattugliamento». Come racconta Leo Marrani, responsabile del reparto a cavallo carabinieri in congedo: «Stavamo svolgendo una perlustrazione dell’area come ogni giorno - spiega - quando ci siamo trovati davanti a un vero e proprio scempio: montagne di rifiuti abbandonati lì chissà da quanto tempo che abbiamo subito denunciato ai guardiaparco regionali, sperando in un tempestivo intervento». Perché da troppi anni quel museo a cielo aperto, che dalle mura Aureliane punta verso i Castelli, è soffocato da cemento e degrado. Proprio venerdì la Regione Lazio ha dato il via a una programma di 15 interventi anti-abusivismo per la difesa e la tutela del patrimonio paesaggistico del parco Appia Antica. «Interventi encomiabili, certo - spiega Rita Paris, direttore archeologico del territorio Appia Antica - ma che purtroppo rappresentano solo una prima soluzione per risolvere l’uso improprio che si fa del parco. Un territorio di pregio troppo spesso abusato da discariche, rimessaggi di auto e roulotte, degrado. Quella stessa discarica che confina con il golf “Acqua Santa” è stata denunciata più volte, ma mai nessuno si è mosso. Come se non bastassero gli abusi, le baracche e gli insediamenti abusivi presenti nel parco, soprattutto nell’area di Tor Carbone e Fioranello». Una situazione di degrado su cui il presidente dell’XI municipio Andrea Catarci, assicura: «Abbiamo segnalato la presenza di questa discarica ai guardiaparco regionali che già ieri sera hanno verificato la situazione. Una situazione già nota e su cui era già stata aperta un’indagine interna per scoprire chi scarica in quell’area rifiuti e legname». «La tutela del parco dell’Appia Antica è una nostra priorità - spiega - per questo non solo abbiamo già avviato una serie di interventi anti-abusivismo ma, sempre d’intesa con la regione Lazio, stiamo elaborando anche un progetto che miri alla salvaguardia e alla bonifica di tutto territorio. Da luglio abbiamo incrementato la perlustrazione dell’area con i guardiaparco regionali e a partire da ottobre chiederemo anche ulteriori finanziamenti per avviare azioni di bonifica nelle aree archeologiche coinvolgendo la sovrintendenza, bonifica di discariche e per incrementare il sistema di controllo e vigilanza del parco»
Venerdì 4 settembre 2009
di LUCA BRUGNAGA
Il piazzale della Stazione Anagnina ora brilla come nuovo. Ma è stata dura. Ieri si è lavorato dall’ora di pranzo fino alle sette di sera. Dopo la grande pulizia di gennaio, quando furono raccolti 65 quintali di immondizia, di nuovo alla Stazione si stavano accumulando rifiuti. Così il reparto a cavallo del raggruppamento carabinieri in congedo del X Municipio, insieme alla Protezione civile e agli stessi ambulanti che lavorano lì, hanno dedicato la giornata di ieri alle grandi pulizie.Raccolti alla fine 20 quintali di immondizia. «Ora nel piazzale ci si può mangiare - scherza Leo Marrani, dei carabinieri in congedo del X, promotore dell’iniziativa - L’Ufficio giardini ci ha fornito scope e pale, l’Ama ha messo a disposizione i mezzi per portare via tutto. Questo lavoro non dovremmo farlo noi, a occuparsi dell’immondizia derivante dall’ambulantato dovrebbe essere l’Ama per conto del Municipio. E invece resta accatastata alla Stazione». Una diatriba burocratica che pare stia per rientrare. Intanto hanno ripulito i carabinieri in congedo, la Protezione civile e gli ambulanti. «Anche gli ambulanti a fine giornata dovrebbero occuparsi di ripulire il loro spazio. Servirebbe un controllo da parte della Municipale».
Domenica 12 Luglio 2009
di ELENA PANARELLA
Schiavonetti, bonificata la discarica
Interviene il Gabinetto del sindaco: via materassi, elettrodomestici, calcinacci e gomme d’autoLavatrici, frigoriferi, pneumatici, materassi e lamiere di metallo.
Ma anche batterie di auto, mobili e montagne di calcinacci sparpagliate un po’ ovunque. Via Schiavonetti, Tor Vergata, dopo tre anni finalmente la discarica a cielo aperto è stata bonificata. Squadre del Decoro urbano sono all’opera da ieri mattina per portare via i cumuli di spazzatura sparsi su tutta l’area, accumulanti durante tutto questo tempo. L’intera operazione è stata gestita dall’Ufficio del Gabinetto del sindaco «abbiamo ripristinato condizioni di decoro come avevamo promesso al comitato di quartiere, era una situazione complessa, ma quello che conta è il risultato», sottolinea il vicecapo di Gabinetto, Tommaso Profeta, che ha seguito in prima persona le operazioni di bonifica.«Questa situazione aveva toccato il limite, i cittadini non ne potevano davvero più - sottolinea il presidente della Commissione Sicurezza, Fabrizio Santori - In tre anni la discarica era cresciuta a dismisura, questo tipo di intervento bisognerà portarlo avanti in ogni quadrante della città. Decoro e sicurezza sono fondamentali per quartieri periferici come questo. Ora bisognerà risolvere la questione dell’accampamento nomadi». Già c’è anche il campo nomadi di via Schiavonetti, proprio accanto al centro commerciale, sempre nell’VIII Municipio, posizionato tra la discarica e i palazzi. Una quarantina di roulotte della comunità dei Calderari che per tanti anni aveva vissuto a Testaccio. «Aspettiamo sempre luce, acqua e gas - dicono gli abitanti del campo - fino a due mesi fa avevamo tre bagni che venivano a pulire due volte alla settimana poi se li sono portati via, e non erano rotti».«La situazione è da tempo insostenibile, sono più di tre anni che stiamo in queste condizioni - dicono alcuni residenti - Abbiamo cumuli di spazzatura di vario genere sotto le nostre finestre e anche se dalla strada non si vedono, il cattivo odore si sente». Vivere con montagne di rifiuti sotto casa. Condividerne la puzza asfissiante. Decine e decine di grossi topi che attraversano le vie. «Avevano fatto tante promesse, ma non è mai arrivato niente. Tranne questo accampamento, ora qualcosa si sta muovendo», commenta un anziano signore.Paura e degrado sono cresciute nel tempo in queste zone, lo sa bene Pantaleo Marrani primo dei non eletti del Pdl nel X Municipio, che si batte da tempo per la bonifica di quest’area: «Le montagne di spazzatura stavano crescendo sempre più, non si puliva da anni e i residenti non ne potevano davvero più. Quest’area appartiene a una società che si ostinava invece ad addossare le colpe al Comune, sostenendo che la proprietà era dell’amministrazione. Alla fine l’area è stata sottoposta a sequestro e alla società è arrivata una diffida di smaltimento rifiuti, che non ha fatto. E’ stato più veloce il sindaco che non ha perso tempo e ha mandato le squadre del Decoro urbano a bonificare l’area».«Un intervento fortemente voluto dall’amministrazione, il recupero di aree degradate rientra nei nostri progetti, e lo stiamo dimostrando», commenta Andrea De Priamo, presidente della Commissione capitolina all’Ambiente. Soddisfazione anche da parte di Samuele Piccolo, delegato del sindaco alle periferie «dopo anni siamo riusciti a sbloccare la situazione, ora bisogna mantenere l’area pulita». Apprezzamenti sono arrivati anche dal presidente del consiglio municipale, Rocco Stelitano «devo ringraziare il sindaco Alemanno e il X Dipartimento, per il tempestivo intervento, ora bisognerà continuare su questa strada».
10 giugno 2009
di LUCA BRUGNARA
Struttura a rischio, sigilli al parco giochi di via Lemonia
Giochi troppo pericolosi per un bambino: da ieri sono recintati, dopo l'intervento e la verifica degli agenti della Polizia municipale. E la speranza dei residenti è che si provveda in tempi rapidi a una sostituzione, perché sono gli unici divertimenti dell'area verde. Siamo nel Parco degli Acquedotti, vicino a via Lemonia e alla Parrocchia di San Policarpo, nel quartiere Appio Claudio. In questo angolo, subito sotto la strada, sono concentrati alcuni giochi per i bambini, da classici scivoli e altalene a più sofisticate costruzioni su cui arrampicarsi. «Alcuni genitori - spiega Pantaleo Marrani, responsabile del Raggruppamento Carabinieri in congedo, che svolgono vigilanza nell'area, monitorandola a cavallo - ci hanno segnalato la pericolosità di questi giochi. Ed effettivamente, ci sono travi che, muovendosi, possono costituire un rischio per i giovanissimi, così come una rete di corda, da tempo avvolta con del materiale plastico: impedisce ai bimbi di giocare nel pericolo, ma nessuno è mai intervenuto per ripararla». Sono stati avvisati i vigili del X Gruppo che, constatata la potenziale pericolosità dei giochi, li hanno recintati, vietandone l'utilizzo. «Ma la pericolosità, in parte, rimane - aggiunge Marrani. - Ci sono infatti materiali metallici che risultano taglienti, anche se recintati. Ora, la speranza di tutti è che il X municipio intervenga al più presto: questi piccoli divertimenti sono gli unici della zona e sono molto frequentati dalle famiglie di via Lemonia e dintorni». Secondo i residenti, i giochi sono in cattivo stato da tempo.Dal X municipio, intanto, assicurano che, a breve, tutti i giochi saranno nuovamente disponibili, rimodernati o completamente sostituiti. «A noi la segnalazione è arrivata solo ora - afferma il vicepresidente e assessore all'Ambiente del X municipio, Massimo Perifano. - I giochi sono stati recintati a scopo precauzionale dai vigili e già nei prossimi giorni contatteremo il X Dipartimento comunale: se potranno essere riparati, si provvederà a farlo. In caso contrario, se non fossero già disponibili nuovi modelli, verranno acquistati e, in questo caso, ci vorrà un periodo più lungo
22 maggio 2009
di PAOLA VUOLO
Sapevano della demolizione e aspettavano le ruspe dormendo in un tendone:
e quando ieri mattina gli agenti della polizia municipale dell’VIII gruppo sono arrivati insieme ai vigili del fuoco e agli uomini della Protezione civile in via di Costamagna, a Fontana Candida, i proprietari della villa da demolire e gli altri nomadi vicini sono insorti scatenando un putiferio. P.P., italiano di origine sinti, proprietario della villa, ha minacciato il suicidio, mentre le ruspe avanzavano, lui si è puntato la lama di un coltello alla gola. «Se toccate la mia casa mi ammazzo», ha urlato: «In questa zona ci sono tantissime case abusive hanno deciso di abbattere questa solo perché siamo sinti, questo è razzismo».Dopo una lunga trattativa gli agenti dell’VIII gruppo guidati dal comandante Antonio Di Maggio, sono riusciti a fermarlo, un vigile è rimasto ferito a un ginocchio. L’uomo è stato arrestato per aggressione e lesioni a pubblico ufficiale. La villa del nomade, circa 300 metri quadri su due piani, è stata costruita su un terreno che ha il vincolo agricolo, e quindi non edificabile, di proprietà di sua moglie, anche lei di origine sinti. I due sono stati denunciati per la costruzione abusiva.«La costruzione - dice Di Maggio - era stata sottoposota già tre volte al sequestro e tutte le volte i sigilli sono stati violati. Siamo intervenuti noi dell'VIII gruppo, personale del X e del gruppo Sicurezza». Sul posto anche i volontari dell’associazione Delta e del raggruppamento carabinieri in congedo. L'assessore all'Urbanistica del Mario Corsini spiega: «La villa è un edificio abusivo che la magistratura stava monitorando da più di un anno. La decisione l'abbiamo presa la settimana scorsa attraverso l'ufficio anti abusivismo del Comune, sono interventi importanti e questo non sarà certamente l'ultimo». Luigi Camilloni, presidente dell'Osservatorio Sociale suggerisce: «Ora il Comune di Roma faccia pagare, anche a rate, l'intera demolizione della villa abusiva con l'aggiunta di tutte le spese ivi comprese quelle del personale comunale impiegato nell'operazione antiabusivismo. Resta comunque un mistero che la costruzione abusiva pur essendo stata sottoposta per ben tre volte al sequestro, tutte le tre volte i sigilli sono stati violati».Per il sindaco Gianni Alemanno buttare giù la villa abusiva è stata una demolizione importante: «Significativa - dice - per la proprietà della casa interessata. È solo l'inizio di una lunga serie di interventi di questo tipo che metteremo in cantiere. L'ufficio si è organizzato su questo fronte, ringrazio Di Maggio e l'assessore Marco Corsini per aver promosso questa iniziativa. È la prima di molte altre».
19 aprile 2009
di ELENA PANARELLA
Sono tanti gli incroci killer a Cinecittà»,
continuano a ripetere i residenti da troppo tempo ormai, uno fra tutti l’incrocio tra via Caio Canuleio e viale Tito Labieno. La scorsa notte, «finalmente hanno rifatto la segnaletica stradale in questo punto maledetto» si sfogano i cittadini, stanchi di raccogliere firme da anni, di presentare esposti per proteggere i propri figli.«Si tratta di uno dei punti più pericolosi della zona - sottolinea Pantaleo Marrani, dell’associazione Rgpt carabinieri del X Municipio - Dopo una lunga battaglia finalmente è avvenuto il miracolo, qualcuno ha dato ascolto alle nostre parole, alle nostre segnalazioni. E’ stata rifatta la segnaletica stradale, ora ben visibile. Questo miracolo è avvenuto anche grazie all’intervento di Alberto Giustiniani, ex vigile urbano e ora responsabile dell’ufficio tecnico del Municipio. Mi chiedo come sia stato possibile che nessuno abbia dato ascolto al grido d’allarme che da anni lanciavano i cittadini. Alla fine c’è voluto il morto, per smuovere qualche coscienza». E poi sottolinea: «Di incroci pericolosi come questi ce ne sono almeno altri quattro - aggiunge Marrani - Circonvallazione Tuscolana con via Quintilio Varo, via Anicio Gallo con via Giulio Agricola, e poi ancora via Palmiro Togliatti con via Quinto Publicio, infine via Palmiro Togliatti con via Chiovenna. Anche qui la situazione è critica, forse ancora più pericolosa».L’ultimo grave incidente risale a un mese fa, uno scontro tra una macchina e un motorino. Erano da poco passate le 16, quando all’incrocio tra via Caio Canuleio e viale Tito Labieno, un boato ha squarciato l’aria: per terra due ragazzi che erano sul motorino, sbalzati a diversi metri di distanza. Lei è morta in ospedale il giorno dopo, mentre il fidanzato, è rimasto ferito. Illeso invece il conducente dell’auto. «Pochi giorni prima nello stesso punto una macchina si era scontrata con un furgone - racconta il proprietario di uno dei negozi accanto al luogo dell’incidente - quando siamo usciti pensavamo che i conducenti fossero morti per l’impatto così violento, per fortuna, in quel caso se la sono cavata. Questi sono incroci maledettamente pericolosi, al mese in questo punto ne accadono almeno cinque». Sono più di trent’anni «che raccogliamo firme per far cambiare qualcosa su questa strada, ma inutilmente. Ora finalmente qualcosa si sta muovendo», si sfoga un anziano.
19 marzo 2009
di ELENA PANARELLA
Incidente di Cinecittà, deceduta la ragazza.
Residenti in rivolta:«Morte annunciata»
Non ce l’ha fatta la ragazza, che a bordo del suo motorino con il suo fidanzato si era scontrata con una macchina, all’incrocio tra via Caio Canuleio e via Tito Labieno, a Cinecittà. E’ successo lunedì, erano passate da poco le 16 quando un boato ha squarciato l’aria: per terra i due ragazzi sbalzati a diversi metri di distanza.Trasportati d’urgenza al policlinico Casilino, in gravi condizioni, sono passati due giorni e la ragazza, poco più che ventenne è deceduta.La notizia ha fatto esplodere di nuovo la rabbia dei residenti chiedono che vengano individuati i responsabili «di questa morte annunciata», «che mai sono intervenuti su questi maledetti incroci». «Lo stiamo ripetendo da giorni - si sfoga Vincenzo Esposito, che abita in una traversa di via Tito Labieno - Sono anni che i cittadini raccolgono firme per fare in modo che le istituzioni intervengano. Ma sembra che lo sport principale è quello di fregarsene dei problemi della gente. Ma è possibile che per intervenire deve sempre scapparci il morto? Nessuno ha mai preso le nostre segnalazioni fatte in municipio». Gli fanno eco un gruppetto di anziani, che abitano nella zona da almeno quarant’anni «non basta mettere dei cartelli, per stare con la coscienza apposto».«I colpevoli sono tutte quelle amministrazioni - tuona Pantaleo Marrani, presidente dell’associazione Amici di Cinecittà - a cui da tempo denunciamo la pericolosità di questi incroci. Tutti erano a conoscenza, e nessuno ha fatto niente. Decine di segnalazioni protocollate persino alla sede della polizia municipale». «Abbiamo fatto un’istruttoria con il VII dipartimento e i vigili urbani - sottolinea Sandro Medici, presidente del X Municipio - Noi ci affidiamo ai tecnici e agli ingegneri competenti. Se non valutano loro pericoloso quel determinato incrocio, perché completo di segnaletica stradale, noi non saprei cosa dire. Comunque faremo subito una riunione per valutare l’accaduto. Mi dispiace molto per la ragazza che ha perso la vita».
17 marzo 2009
di ELENA PANARELLA
Scontro all’incrocio maledetto:grave una donna, ferito il fidanzato.
Le vittime sbalzate dal motorino«Incidenti annunciati nei soliti incroci», si sfogano i residenti di Cinecittà, stanchi di raccogliere firme, presentare esposti per proteggere i propri figli. E’ di ieri pomeriggio infatti, l’ennesimo grave scontro tra una macchina e un motorino.Erano passate da poco le 16 quando all’incrocio tra via Caio Canuleio e viale Tito Labieno un boato ha squarciato l’aria: per terra i due ragazzi che erano sul motorino, sbalzati a diversi metri di distanza.Le condizioni della giovane, che era in scooter insieme al suo fidanzato, sono molto gravi, la prognosi rimane riservata. È quanto si apprende da fonti sanitarie dell’ospedale policlinico Casilino. Meno grave, secondo i medici, il ragazzo, che ha riportato una frattura a una gamba. Illeso il conducente dell’auto. «Cinque giorni fa nello stesso punto una macchina si è scontrata con un furgone - racconta il proprietario di uno dei negozi accanto al luogo dell’incidente - Abbiamo sentito il rumore delle lamiere e poi il silenzio, quando siamo usciti pensavamo che i conducenti fossero morti per l’impatto così violento, per fortuna se la sono cavata. Si tratta di incroci maledettamente pericolosi, al mese in questo punto ne accadono almeno cinque». Sono trent’anni «che raccogliamo firme per far cambiare qualcosa su questa strada, ma inutilmente. Mia figlia era piccola quando ho iniziato a battermi per questo problema insieme a tanti altri cittadini e siamo sempre al punto di partenza», racconta con rabbia Giulio Natale, residente.«E’ uno dei punti più pericolosi - commenta Pantaleo Marrani, presidente dell’associazione Amici di Cinecittà - Li avevo avvisati che se succedeva qualcosa di grave mi sarei costituito parte civile. Lo avevo segnalato all’ex comandante dei vigili urbani, all’ufficio Uits del X Municipio e ho presentato più di un esposto scritto». E poi sottolinea «di incroci pericolosi come questi ce ne sono almeno altri quattro - conclude Marrani - Circonvallazione Tuscolana con via Quintilio Varo, via Anicio Gallo con via Giulio Agricola, e poi ancora via Palmiro Togliatti con via Quinto Publicio, infine via Palmiro Togliatti con via ChiovenDa. Anche qui la situazione è critica, forse ancora più pericolosa».«È una escalation quotidiana, con un lievitare non solo del numero di incidenti ma anche del numero delle omissioni di soccorso», inizia così la lettera inviata ieri dal presidente della Consulta provinciale di Roma per la Sicurezza stradale, Marcello Aranci al prefetto Giuseppe Pecoraro. «Oltre 300 morti l’anno soltanto a Roma a fronte di circa 700 omicidi complessivi nel Paese - continua Aranci - devono riportare la priorità di un’azione sulla sicurezza stradale. Si è iniziato il 2009 con una stagione di sangue, sulle strade della Capitale e non solo, come non accadeva da tempo. Credo che sia opportuno ridare un segnale di grande attenzione a questa che rimane, per il tributo di vite umane, la più grave emergenza sociale del Paese e tanto più di Roma».
Sabato 07 Giugno 2008
di LUCA LIPPERA
Il sottopasso è pronto dal periodo dello shopping pre-natalizio:
dopo sei mesi di rinvii e polemiche, questa mattina ci sarà la tanto attesa inaugurazione. Ma le polemiche non mancano, sia a livello politico che tra i residenti. Questa mattina alle 10, alla presenza del sindaco Alemanno e dell'assessore ai Lavori pubblici, Ghera, verrà inaugurato il sottopassaggio dell'Anagnina, all'altezza di Ikea, che servirà a evitare l'incrocio con via Gasperina, facilitando la vita di migliaia di pendolari. «Abbiamo convocato gli uffici competenti - aveva spiegato Ghera nel corso di un sopralluogo nei giorni scorsi - per sbloccare la situazione di un'opera importante per la viabilità». Ma per il sottopasso sembra non esserci pace: giovedì, i residenti di via Gasperina hanno protestato in strada per la collocazione, giudicata errata, di un maxi cartellone. «Occupa tutto il marciapiede - sottolineano - e impedisce il passaggio anche di una carrozzina. Con tutto lo spazio disponibile, devono collocarlo altrove». Ieri è arrivata una polemica politica. «Il municipio non è stato invitato all'attesissima cerimonia - dichiara il presidente del X, Sandro Medici. - Eppure è stato grazie alle proteste e all'attività di supporto del X municipio se il sottopasso sarà finalmente aperto». «Non è vero- replica l’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Ghera - è Medici che ha declinato l’invito».I problemi iniziarono il 7 dicembre 2007, quando il sottopassaggio fu aperto per alcune ore, ma poi subito chiuso, in quanto i vigili verificarono la mancanza delle condizioni di sicurezza, per l'assenza di illuminazione e segnaletica. Da allora, è stato un susseguirsi di comunicazioni tra dipartimenti e impresa esecutrice, successive installazioni, che hanno portato alla collocazione di impianto di illuminazione, segnaletica orizzontale. «L'opera, a dicembre, era pronta - afferma il direttore dei lavori, Massimo Menichini - poi sono intervenuti ritardi burocratici». Con la collocazione delle indicazioni stradali, la tanto attesa apertura diventa realtà. «Per le autorizzazioni - ribadisce il comandante del X Gruppo di Polizia municipale, Paolo Bernardi - mancavano tali operazioni». Il sottopasso è lungo 700 metri con due svincoli, «Il tracciato - osserva Pantaleo Marrani, presidente dell'Associazione Amici di Cinecittà - presenta una serie di lacune».
5 maggio 2008
di ALESSIA MARANI
«Non ne possiamo più, basta. Non siamo più liberi di camminare, passeggiare, guardare una vetrina con tranquillità. I disabili sono prigionieri in casa. Le loro carrozzine non riescono a farsi largo fra il tappeto di vu’ cumpra’, banchi e mercanzie di ogni ogni genere che riempiono ogni centimetro dei nostri marciapiedi. È una vergogna, siamo stanchi di essere inascoltati da tutto e da tutti». Sono furiosi i residenti e i commercianti di via Tuscolana, il boulevard dello shopping a Roma Est. Qui la domenica - e non solo - centinaia di ambulanti fuorilegge si sistemano coi loro teloni e le bancarelle piene zeppe di oggetti di fronte a bar, cinema e negozi. Arrivano fin dalle 7 del mattino, qualcuno apre persino grossi ombrelloni come se si trattasse di banchi regolari. «Vendono di tutto, non manca nulla - spiega Pasquale Ingafù, presidente del Comitato Difesa dei cittadini del X municipio - dai tappeti fatti a mano ai lampadari; dagli orecchini e i fermacapelli a jeans e magliette; dai libri e cd ai giochi da tavolo per bambini. Senza dimenticare gli utensili per la casa o per il tempo libero, le borse e le valigie che espongono addirittura di fronte agli esercizi commerciali dello stesso tipo. Sei mesi fa mi sono messo a contarli - aggiunge - Un pomeriggio tra via Giulio Agricola e via Lucio Sestio ce n’erano 216. Ma ora sono anche dall’altro lato della strada e saranno diventati anche di più dei 300 negozi regolarmente autorizzati che si affacciano sulla via. L’ho denunciato alla Procura, inutilmente». Lina e Marco gestiscono un’attività di merceria e lingerie che appartiene alla loro famiglia da circa cinquant’anni. «La domenica invece di riposarci, come vorremmo - dicono - siamo costretti a restare aperti. Questo per evitare che i vu’ cumpra’ bivacchino sulla soglia delle nostre vetrine e per non soccombere a queste prepotenze». Mentre parlano si affaccia all’interno una cliente. È paradossale ma ce l’ha proprio con loro, i commercianti: «È possibile - chiede incredula - che non facciate nulla per mandare via quest’esercito di venditori abusivi, che li tolleriate senza muovere un dito?». La coppia di imprenditori prova a spiegare: «La nostra è una lotta contro i mulini a vento. Se i vigili vengono fanno solo le multe agli automobilisti in doppia fila. Ogni volta che la nostra categoria si è lamentata, non è successo nulla. I nostri diritti non contano». Leo Marrani, dell’Associazione Amici di Cinecittà: «Al massimo c’è stato qualche blitz della municipale, episodi sporadici. , quasi ad annunciare il suo arrivo per dare il tempo ai vu’ cumpra’ di allontanarsi. Almeno momentaneamente». Tempo fa i residenti hanno piazzato davanti all’Oviesse delle grosse fioriere («costate 500 euro l’una», dice Ingafù) per recuperare un po’ di spazio. Ma non sono bastate. Banchi e furgoni si piazzano persino nelle aree riservate ai mezzi d’emergenza in prossimità degli imbocchi della metropolitana.«I banchi autorizzati dal Comune - afferma il presidente del X municipio, Sandro Medici - sono tredici. Occorrerebbe, innanzitutto, dare la possibilità ai municipi di stabilire se e dove far sistemare le piazzole per gli ambulanti. Cosa che, invece, negli anni è stata decisa a livello centrale nonostante la nostra opposizione. Sulla Tuscolana noi abbiamo chiesto di dimezzarne il numero e di distribuirle su entrambi i lati, destro e sinistro della carreggiata. Anche se vorremmo che la strada fosse sgombera. Il fatto è - continua Medici - che questi banchi attraggono gli abusivi. Questi, nel frattempo, sono diventati talmente tanti che non è facile contrastarne il proliferare. Innanzitutto, servirebbero più agenti della municipale, attualmente insufficienti per adempiere anche a quest’altro compito. Quindi, una maggiore collaborazione di tutte le forze dell’ordine. Non posso mandare i consiglieri a sfollare i vu’ cumpra’, serve un aiuto adeguato».alessia.marani@ilmessaggero.it
Giovedì 27 Marzo 2008
di LUCA BRUGNARA
Semaforo pazzo, l'incrocio é una trappola
Tra via Chiovenda e la Togliatti: un'incidente ogni due giorni
Un incrocio nato male, con semafori non sincronizzati, talvolta girati. I risultati sono 30 incidenti in due mesi, gli ultimi due verificatisi martedì e ieri, confusione tra i pedoni. E' il quadro dell'intersezione tra viale Palmiro Togliatti e via Giuseppe Chiovenda, in zona Don Bosco, a un centinaio di metri da piazza di Cinecittà. «Provenendo da via Chiovenda - segnala Pantaleo Marrani, presidente dell'Associazione Amici di Cinecittà - si nota il semaforo centrale, dove scatta il verde in anticipo rispetto a quello precedente. Basta essere minimamente distratti, partire ed ecco che l'incidente è assai frequente, in quanto si incrocia il flusso che arriva dalla Togliatti. Come se non bastasse, uno degli impianti è spesso girato e quindi non visibile da chi percorre la Togliatti».A produrre il cambiamento della situazione di un incrocio "normale", è stata l'istituzione della preferenziale al centro. «Ora è diventato un punto pericoloso - aggiunge Marrani. - Chi transita sulla Togliatti, poi, in direzione Cinecittà, non può più svoltare a sinistra come un tempo: il semaforo e la segnaletica verticale sono state adeguate, ma quella orizzontale indica ancora la possibilità di svolta. Chi gira, però, può incrociare l'autobus che percorre la corsia centrale e ha il semaforo verde». Negli ultimi due giorni, sono rimasti coinvolti due motorini, con quattro feriti, uno un modo grave. Le critiche arrivano anche dai pedoni. «Da una parte di viale Togliatti - osserva Giuseppe Reatto, abitante in via Chiovenda - manca il segnale per i passanti e attraversare è un'incognita». Dal servizio semafori della Sta assicurano «un rapido intervento per razionalizzare la situazione dei semafori». «Gli impianti sono regolati elettronicamente - spiega il comandante del X Gruppo della Polizia municipale, Paolo Bernardi - e i vigili non possono intervenire per modificare la sincronia e la durata. I problemi, in questo punto, sono iniziati con l'istituzione della corsia preferenziale al centro della strada». Poco più avanti, la situazione non sembra migliore. «Nonostante il rifacimento della segnaletica - conclude Marrani - auto e motorini, in piazza di Cinecittà, continuano a effettuare l'inversione dove sarebbe proibito».
(21 luglio 2005)
Lite di traffico sfociò in rissa Vigili processati per calunnia
Avevano denunciato un automobilista per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, ma le accuse si sono rivelate false e i tre vigili urbani sono stati rinviati a giudizio. Fernando Bartolomucci, Angelo Angelosi e Domenico Gesumino Stanu, all' epoca al X gruppo, saranno processati il 24 marzo 2006 per calunnia. La vicenda risale a giugno ' 96, quando un' accesa discussione contrappone gli agenti a Pantaleo Marrani: l' automobilista è accusato di aver parcheggiato abusivamente nel cortile del X Municipio e a nulla valgono le sue giustificazioni. Marrani viene denunciato all' autorità giudiziaria, ma il tribunale lo assolve e condanna i vigili per falso ideologico. Non solo: gli atti vengono rinviati alla procura per valutare se gli agenti abbiano anche calunniato l' automobilista. L' indagine è affidata al pm Giancarlo Capaldo e ieri il gup Marco Patarnello dispone il rinvio a giudizio dei vigili.
21 ottobre 2003 pubblicato nell'edizione di Roma
Condanna per il vigile dalle manette facili
di Caterina Perniconi
Caterina Perniconi «Ci sono quattro testimoni disposti a seguirmi fino in Cassazione». È lo sfogo di Giuseppe Ferri, professore romano che nella notte tra venerdì e sabato scorso è stato arrestato e ammanettato, a causa di un diverbio con un tenente della polizia municipale del X gruppo. Ferri, responsabile scuola e cultura della Margherita presso il decimo municipio, voleva soltanto parcheggiare la sua auto all’interno di un parcheggio municipale, quando un tenente dei vigili urbani gli ha impedito di farlo, a meno che non fosse «almeno un consigliere». Così il professore ricostruisce l’accaduto. «Di fronte allo sbarramento ho istintivamente esclamato: noi lavoriamo gratis per tutti ed ecco come ci trattano! Frase che ha scatenato l’ira del tenente il quale mi ha assalito, saltando di fronte alla mia auto, e ordinando di mostrargli i documenti. Mentre spegnevo il motore - prosegue il docente - la macchina ha avuto un leggero sobbalzo che non avrebbe potuto raggiungere il vigile e soprattutto fargli del male. Ma lui si è gettato sul mio cofano inscenando l’investimento e urlando: lei mi ha rovinato!». Forse i quattro testimoni presenti sul luogo saranno sufficienti a convalidare la tesi di Ferri. Perché il tenente in questione non è nuovo ad episodi simili. Ieri è stato, infatti, condannato, insieme a due colleghi, ad un anno e quattro mesi di reclusione per una vicenda analoga. Era il 1996 quando l’imprenditore Pantaleo Marrani, fu fermato perché senza la patente. Aggredito e bloccato, gli fu impedito di chiamare qualcuno che gli portasse il documento. L’imprenditore fu poi accusato da un vigile di averlo picchiato, e quindi fu denunciato per lesioni e resistenza. Ieri, dopo sette anni, sono arrivate le condanne per i vigili. Ma l’episodio di Ferri è ancora più grave, considerando le sue dichiarazioni. «Dopo avermi posto in stato di fermo - racconta Ferri - il tenente si è fatto portare all’ospedale. Erano circa le 22.40. È tornato tre ore dopo, con cinque giorni di prognosi. Zoppicava vistosamente, gli ho detto che era una scena degna dei migliori film di Totò. Non l’ho mai offeso, ma lui mi ha fatto perquisire da due ragazzi che mi hanno tolto tutto ciò che avevo. Così, sono rimasto con i pantaloni senza cintura, le scarpe senza lacci, e mi hanno privato anche degli occhiali da vista». In queste condizioni il signor Ferri è rimasto fino alle 8 del mattino. Poi, trasportato in tribunale, ha trascorso altre tre ore in cella d’isolamento, come il peggiore dei criminali, per poi essere processato per direttissima e scarcerato. M allo stesso tempo rinviato a giudizio. Il presidente del decimo municipio, Sandro Medici, intanto, ha chiesto l’allontanamento del tenente, per aver violato i diritti umani e civili
(21 ottobre 2003)
Uno è coinvolto nel recente fermo di un docente
Falso e lesioni, condannati tre vigili urbani
Nel ' 96 presero a calci un imprenditore
Lo hanno picchiato, rinchiuso in un ufficio per sei ore e minacciato di condurlo a Regina Coeli. E soltanto perchè aveva parcheggiato nel cortile interno ed era privo di patente. «Stiamo facendo così per difenderci da quelli come te» gli hanno detto dopo il pestaggio. A sette anni da allora, tre vigili urbani del X gruppo sono stati condannati dal Tribunale, che ha inflitto 18 mesi di carcere a Fernando Bartolomucci e Angelo Cangelosi e 16 mesi a Gesumino Spanu, coinvolto anche nel caso del professor Giuseppe Ferri. Spanu era accusato di falso ideologico, i primi due anche di lesioni. Gli imputati dovranno versare 10mila euro di provvisionale, mentre nella causa civile il risarcimento richiesto è di 100mila euro. «Mi sono saltati addosso, mi hanno buttato a terra e dato un calcio. Avevo graffi in faccia e un' escoriazione alla gamba», ricorda Leo Marrani, 47 anni, organizzatore di serate latino-americane al «Cuba Garden», una discoteca in via delle Capannelle. Quel pomeriggio, il 5 giugno ' 96, di fronte alle prepotenze dei vigili urbani l' imprenditore era scoppiato a piangere: «Ho meditato a lungo se denunciarli - racconta -, ma ho capito che dovevo difendermi. Ho fatto ciò che era giusto fare. Spero che questa sentenza sia d' aiuto in casi simili». «Sono stati tutelati gli interessi dei cittadini», osserva l' avvocato Mario Giaquinto. In aula, per solidarietà, c' era anche Ferri, che nei giorni scorsi è stato perquisito e trattenuto in manette per una notte intera in una saletta dei vigili urbani. A causa di questo «fermo» il presidente del X municipio, Sandro Medici, ha chiesto il trasferimento di Spanu. E stamattina la polizia municipale sarà al centro del dibattito del «parlamentino» circoscrizionale, che si rinunirà alle 10: ospite il comandante Aldo Zanetti. «Mi sento impegnato a contrastare questo modo selvaggio e manesco di interpretare una funzione sociale - sottolinea Medici -. Qui c' è qualcuno che non sa agire con equilibrio». Nessun commento, invece, dal comandante del X gruppo, Paolo Bernardi. La giornata-choc di Marrani del giugno di sette anni fa inizia alle 12, quando con un amico giornalista, Marco Leva, diventato poi il principale testimone nel processo, parcheggia nel cortile interno per intervistare l' allora comandante del gruppo, Edelweiss Borgetti. «Uscendo - racconta l' imprenditore - Cangelosi mi avvicina e mi chiede: "Chi le ha dato il permesso di entrare?"». C' è un diverbio, Marrani si accorge di non avere la patente, viene condotto in ufficio «per accertamenti» e privato del cellulare. Bartolomucci è già lì, Spanu arriva poco dopo. «Mi sentivo braccato», ricorda l' imprenditore. A un certo punto, disperato, inventa di dover andare in bagno e tenta di infilarsi nell' ufficio del comandante, ma i tre lo seguono e lo riportano nella loro stanza. E scatta l' aggressione. Marrani si lascia picchiare, poi protesta: «Siete pazzi? Il mio amico è un giornalista!». Leva viene cacciato via e soltanto più tardi l' imprenditore, con un' altra scusa, riesce a riavere il telefonino e a far capire alla moglie che si trova nei guai. Arriva così una pattuglia del «112», ma sembra che i militari credano ai vigili urbani. «Stavo per crollare - dice Marrani -. Ero in balia di quei tre». Il tempo scorre, è l' ora del tramonto, l' imprenditore si aspetta di finire in carcere. Ma finalmente, alle 19.30, il comandante Borgetti entra nella stanza-prigione e pone termine all' incubo. Lavinia Di Gianvito
Di Gianvito Lavinia